AUMENTI PER I DOCENTI, COSA SI PREVEDE. ANIEF INTERVIENE SULLE PENSIONI


In una nota congiunta, i segretari generali di Flc Cgil, Uil Scuola, Snals Confsal, Gilda Unams hanno chiesto al ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, il modo in cui avrebbe definito, “gli aumenti a tre cifre da lui stesso annunciati in vista del rinnovo contrattuale”.


La data dell’approvazione della legge di bilancio 2022 si avvicina, vediamo quali sono gli scenari che interessano gli aumenti degli insegnanti.


L’incontro avvenuto il 2 dicembre tra il Premier Mario Draghi e i sindacati, come spiega QFinanza, ha chiarito l’intenzione del Governo di destinare;


il 47% delle risorse previste per il taglio delle tasse in manovra a chi ha i redditi più bassi:


  • 1,1 miliardi a chi ha fino ai 15 mila euro,

  • 2,2 miliardi a chi ha redditi dai 15 mila euro ai 28 mila euro.


Un totale di 3,3 miliardi di euro, quasi il 50% dei 7 miliardi di euro disponibili in manovra per il taglio dell’Irpef.

La manovra ha “l’obiettivo di ridurre il cuneo fiscale sul lavoro e le aliquote marginali effettive, da realizzarsi attraverso sia la riduzione di una o più aliquote”.


Le suddette strategie dovrebbero portare ad un aumento di circa 100 euro nella busta paga dei lavoratori. Un aumento che non avrebbe nulla a che fare con gli aumenti retributivi legati al contratto.


Il rinnovo del contratto degli insegnanti è fermo ad un incremento lordo di 107 euro. Si devono detrarre i fondi per pagare l’indennità di vacanza contrattuale (circa 500 milioni di euro), arrivando così “ai famosi 87-90 euro lordi che sembrano essere la base minima per la trattativa”.


Con l’articolo 108 della legge di bilancio, dedicato alla valorizzazione professionale, i 210 milioni distribuiti in base alla “dedizione all’ insegnamento “, si avrebbe un incremento minimo: l’aumento dello stipendio sarebbe di circa 12 euro.


Anief sulle pensioni


In un comunicato, l’Anief ha sottolineato che con la legge di bilancio ci sarà la pensione anticipata per pochi. Tra le richieste del sindacato ci sono l’uscita anticipata a partire dai 61 anni, con 35 anni di contributi, senza decurtazioni e con il calcolo interamente retributivo, “diventata sempre più necessaria a seguito della pandemia e del gravoso stress psicofisico che vive il personale”.


Per Anief “occorre equiparare i parametri già previsti per i lavoratori delle forze armate ai dipendenti della scuola; bisogna andare pure a cancellare le vigenti decurtazioni del trattamento retributivo ai fini del finanziamento del TFR ed introdurre nell’Ape Sociale tutta la categoria dei docenti”.


“occorre riconoscere una finestra per il rischio burnout per il personale scolastico, particolarmente esposto a patologie anche tumorali”.


Un’apertura è concessa ai maestri della scuola primaria che possono aderire all’Ape Social. Sarebbe più giusta una ‘Quota 98’ per tutti e il riscatto gratuito della laurea, come pure proposto dal presidente Inps, anche per svecchiare la categoria”.


di CARLO VARALLO

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