BIKE TO SCHOOL: CHE COS’È E COME ATTIVARLO NELLA PROPRIA SCUOLA

Andare in bici a scuola in maniera organizzata, coinvolgendo più bambini possibile


Il periodo di crisi che sta affrontando il nostro Paese, a causa degli aumenti legati ai fatti quotidiani, spinge tutti noi ad una responsabilizzazione che costituisce un perno educativo per le generazioni attuali e future.


Bike to school

“È un movimento spontaneo di bambini, genitori e volontari che dal 2013 accompagna l’ultimo venerdì del mese i bambini a scuola in bicicletta in molte scuole di Roma, Napoli, Torino, Genova e altre piccole città italiane. È nato dall’esigenza di unirsi in gruppo per accompagnare i bambini a scuola in territori dove andare a scuola in bicicletta per i bambini è assolutamente proibitivo a causa del traffico automobilistico incontrollato e della mancanza di percorsi ciclabili utili per i percorsi casa-scuola.


In gruppo si è più visibili e quindi anche più coraggiosi in un certo senso, diventa cioè possibile affrontare anche il traffico cittadino, con alcuni piccoli accorgimenti per proteggere i più piccoli dal pericolo dei mezzi a motore”.


Come attivarlo nella propria scuola

  • Organizzare piccoli gruppi residenti nello stesso quartiere della propria abitazione (in gruppo si è più visibili);

  • Individuare un percorso in strade poco trafficate e dove ci sia abbastanza spazio per le bici ed eventualmente essere superati dalle auto;

  • La lunghezza del percorso è consigliabile tra uno e due kilometri massimo;

  • Il percorso deve essere testato prima dagli adulti anche prevedendo alcuni tratti sui marciapiedi larghi da poter consentire il passaggio anche ai pedoni per evitare situazioni di pericolo;

  • Chiedere alla scuola di appartenenza se esiste il “mobility manager” per ottenere un ulteriore aiuto nella scelta del percorso.


Come diffondere il messaggio

Si può chiedere alla scuola se esiste una mailing list per poter inviare un messaggio a tutti oppure si possono attaccare bigliettini informativi per l’adesione.


di CARLO VARALLO


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