CORONAVIRUS: ALLARME TERAPIE INTENSIVE


Uno dei temi principali di questo periodo è la variante Omicron, che continua ad invadere il nostro Paese, preoccupando sempre di più gli esperti e tutta la popolazione: , "abbiamo ancora 3-4 settimane prima che le terapie intensive arrivino a riempirsi. È il tempo che passa tra un contagio, la progressione della malattia severa, il ricovero e poi la terapia intensiva. A metà gennaio potremmo avere i posti letto di rianimazione Covid totalmente occupati. Tutto questo potrebbe essere ancor più diluito nel tempo se le ultime strette sulle misure prese dal Governo avranno degli effetti. Ma attenzione, ci sono poi alcune Regioni che hanno dati peggiori e già oggi sono in sofferenza", afferma il presidente nazionale dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani, Alessandro Vergallo, sulla questione dei dati Agenas che vedono l’Italia ha superare la soglia del 10% per l'occupazione dei posti in terapia intensiva (attualmente la percentuale del nostro Paese supera il 12%).

"Abbiamo sempre il 75-80% dei pazienti che è non vaccinato - risponde Vergallo -. C'è uno zoccolo duro che manifesta incrollabili certezze anche davanti al rischio di non uscire dalla terapia intensiva, poi c'è anche chi alla fine capisce che ha sbagliato a non vaccinarsi".

"Non dimentichiamo che quanto più l'ospedale soffre per la pressione dei pazienti Covid, tanto più subisce un contraccolpo la capacità di erogare l'assistenza e le cure ai pazienti non Covid".

Riduzione della quarantena per i non vaccinati? "Sotto il profilo sanitario, l'abbiamo visto in Germania, è più efficace un lockdown per i non vaccinati che andare a ridurre la quarantena per i contatti di un positivo. Ma sono scelte che deve fare la politica, tenendo conto anche di un equilibrio con le attività economiche e sociali del Paese", conclude l’esperto.



di VALENTINA ZIN


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