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IUS SCHOLAE: IL SÌ DEI VESCOVI, “SUPERARE LE DIVISIONI E LE POSIZIONI”

Dopo la presentazione in Aula della proposta di legge di cinque giorni fa, Monsignor Perego invita la politica a considerare che il nostro Paese sta cambiando


Dopo la discussione in Aula sulla proposta di legge sullo “Ius Scholae” avvenuta cinque giorni fa, arriva il sì anche da parte dei Vescovi.


Cos’è lo Ius Scholae?

Si tratta di una legge che prevede la cittadinanza italiana per i figli di immigrati che hanno completato almeno cinque anni di scuola.


Come si richiede la cittadinanza?

La richiesta può essere effettuata da uno dei genitori dei figli under 18 che sono nati in Italia o arrivati entro il loro 12esimo anno di età.


A tal proposito si è espresso Monsignor Gian Carlo Perego, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei e presidente della Fondazione Migrantes, evidenziando l’importanza della proposta di legge:


“La riforma dello Ius scholae va incontro alla nuova realtà del paese, con 5 milioni e mezzo di migranti”.


Monsignor Perego sottolinea e invita la politica a fare un passo avanti e andare oltre i dibattiti ideologici, per il bene non solo dei diretti interessati alla legge, ma anche per l’Italia stessa.


“La cittadinanza è uno strumento di inclusione, integrazione, partecipazione attiva alla vita della città e di sicurezza sociale. Uno strumento che per ragioni etiche e di giustizia salvaguarda la dignità delle persone. È uno strumento democratico. Ne parliamo da almeno quindici anni, contrapporre il caro-bollette non ha senso”.


La Lega non ci stà

A tal riguardo il partito rimane nella propria posizione:

“Nel rispetto dei differenti ruoli e delle diverse competenze, al presidente della commissione Cei che si occupa di immigrazione e capo della fondazione Migrantes è doveroso ricordare che l’Italia sotto questo aspetto è già esempio di democrazia, civiltà e accoglienza, essendo il Paese Ue che concede più cittadinanze. Ai giovani stranieri che frequentano le scuole italiane, in materia di partecipazione, sono già per fortuna oggi garantiti tutti i diritti di qualunque altro studente”.


di CARLO VARALLO


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