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SCUOLA: L’ITALIA DETIENE IL PIÙ ALTO TASSO DI NEET DI TUTTA L’EUROPA

56° Rapporto Censis

Nel 56° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese viene rivolta particolare attenzione anche sul tema del divario territoriale.


Il nostro Paese è interessato da un progressivo processo di invecchiamento della popolazione, che affonda le radici nel passato e di cui si cominciano ad apprezzare le implicazioni profonde sul funzionamento del mercato del lavoro, sui livelli di competitività e sull’equilibrio del sistema di welfare. La popolazione di almeno 65 anni di età, in uscita o fuori dal mercato del lavoro, è pari al 23,8% del totale e rispetto a trent’anni fa (il 1992) registra un aumento del 60%. Sulla base delle previsioni demografiche, tra vent’anni (nel 2042) il 33,7% della popolazione italiana sarà costituito da anziani, con 65 anni e oltre. Ad oggi, l’indice di dipendenza strutturale, che misura il rapporto tra la popolazione inattiva e la popolazione attiva, è pari al 57,5% (+12,8 punti percentuali rispetto al 1992) e quello di vecchiaia è pari al 187,9% (+87,5% rispetto al 1992) (tab. 8).


Inoltre, il divario territoriale che separa le regioni del Mezzogiorno dal resto del Paese si evince dalla lettura dei dati sulla distribuzione della povertà. Nel 2021 le famiglie che vivevano in condizione di povertà assoluta in Italia erano 1,9 milioni, pari al 7,5% del totale, aumentate di 1,1 punti percentuali rispetto al 2019, per un totale di quasi 5,6 milioni di individui (il 9,4% della popolazione totale: +1,7 punti percentuali rispetto al 2019) impossibilitati ad acquistare un paniere di bene e servizi giudicati essenziali per uno standard di vita accettabile. Di questi, il 44,1% risiedeva nel Sud e nelle isole (tab. 9).


Analizzando gli indicatori relativi al livello di istruzione giovanile, emerge che nel 2021 i giovani 18-24enni usciti precocemente dal sistema di istruzione e formazione erano pari a1 12,7% a livello nazionale e al 16,6% nelle regioni del Mezzogiorno, contro una media europea di dispersione scolastica pari al 9,7%.


Ma lo scostamento rispetto alle medie europee si mantiene anche nelle coorti con età maggiore. Infatti, se mediamente nei Paesi dell’Unione europea la quota di 25-34enni con il diploma è pari all’85,2%, in Italia il valore è pari al 76,8% e scende al 71,2% nelle regioni del Mezzogiorno. È inferiore alla media europea anche la percentuale di 30-34enni laureati o in possesso di titolo terziario, che in Italia sono il 26,8% (quota che sale al 31,3% nel Nord-Est e si arresta al 20,7% nel Mezzogiorno) contro una media Ue del 41,6%.


Una fragilità tutta italiana è poi rappresentata dai Neet, i giovani che non studiano e non lavorano, di cui il nostro Paese detiene il primato in Europa: il 23,1% di 15-29enni a fronte di una media Ue del 13,1%. Nelle regioni del Mezzogiorno l’incidenza sale al 32,2%. Si tratta, in definitiva, di un esercito inerme di risorse giovanili bisognoso di essere riattivato (tab. 11).






di VALENTINA ZIN

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