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PENSIONI SCUOLA: SI RISCHIA DI RITORNARE ALLA LEGGE FORNERO

Secondo l’Anief si sta andando verso un quadro peggiorativo


Da sempre i vari sistemi pensionistici adottato hanno rappresentato un grande problema per il personale docente in quanto non si è mai tenuto conto del fatto che il lavoro dell’ insegnante è usurante.


"Dopo 11 anni dalla riforma Fornero, anche in Francia si va verso la riforma del sistema pensionistico, ma con un'età pensionabile di 64 anni" e non a 67 o più come in Italia: la sottolineatura è di Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief, che a colloquio con Teleborsa commenta le nuove modalità di uscita allo studio del Governo, tra le quali anche il possibile allungamento della pensione di vecchiaia da 67 a 68 anni e la trasformazione già avvenuta di Quota 100 in Quota 103.

Secondo il sindacalista, il rischio è che si sta tornando non solo alla Legge Fornero senza deroghe, ma addirittura si sta andando verso un quadro peggiorativo. "Noi, come Anief, siamo d'accordo con l'ipotesi di Quota 41, - afferma il sindacalista - cioè ad andare in pensione con 41 anni di contributi, ma bisogna riconoscere la gratuità della formazione universitaria, dei contributi per tutto il personale ed il burnout per il personale scolastico. E bisogna riconoscere, ancora, il lavoro gravoso e la maternità", ha detto Pacifico. "Sono tutte proposte che noi porteremo avanti e che stiamo portando avanti col Ministro del lavoro e con il governo", ha concluso il sindacalista autonomo.

LE RAGIONI DELL’ANIEF

Il sindacato Anief reputa inaccettabile la mancata considerazione per chi lavora nella scuola, dove il rischio burnout è tra i più alti in assoluto e nella PA: insegnare e stare a contatto con gli alunni usura. “Noi continueremo a chiederlo in tutte le sedi, a partire dalla Commissione Lavori gravosi – ha detto Pacifico – Pure l’allargamento dell’Ape Sociale a tutti i dipendenti della scuola, potrebbe essere un passo in avanti importante, non si tratterebbe di nessuna concessione, visto l’alto numero di casi di insegnanti sottoposti a burnout e a patologie invalidanti dovute allo stress da lavoro prolungato e senza nemmeno il dovuto riconoscimento del rischio biologico, invece previsto per altre professioni anche dell’amministrazione pubblica”.

Anief sostiene che per i dipendenti della scuola, docenti e Ata, deve essere prevista una ‘finestra’ con il riscatto gratuito della formazione universitaria: 40 anni di contributi (massimo 64 anni con 20 anni di contributi), con il massimo contributivo, senza tagli all’assegno pensionistico e tanto di ringraziamento da parte del Presidente della Repubblica con la nomina a Cavaliere del lavoro. La conversione gratuita in contributi degli anni universitari è stata chiesta più volte di recente anche dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico. Secondo Anief basterebbe adottare gli stessi parametri di accesso alla pensione previsti per i lavoratori delle forze armate, permettendo al personale della scuola, uomini compresi, di lasciare in ogni caso il lavoro a 62 anni e senza tagli all’assegno di pensione.

L’USCITA ANTICIPATA

Età anagrafica di almeno 62 anni e anzianità contributiva di almeno 41 anni, anche in caso di contributi cumulati tra diverse gestioni Inps: sono i requisiti, da realizzare entro il 31 dicembre 2023, richiesti dallo Stato per raggiungere la cosiddetta “Quota 103” e lasciare il lavoro anticipatamente. Ieri l’Inps ha pubblicato la circolare con le istruzioni che, sulla base di quanto stabilito con la Legge di bilancio 2023, permettono le modalità attuali, transitorie, per l’uscita anticipata dal lavoro che vanno a sostituire la “Quota 102” dell’anno precedente e la “Quota 100”, posticipando – ha scritto qualche giorno fa la stampa specializzata - ancora l’adozione del regime previsto dalla legge Fornero, sempre in previsione di una riforma previdenziale integrale.

Quest’anno potrà fruire dell’anticipo “Quota 103” solo il personale del comparto scuola ed Afam a tempo indeterminato che ha presentato domanda specifica entro lo scorso 28 febbraio, con effetto dall’inizio dell’anno scolastico o accademico. Entro la stessa data hanno potuto aderire ad “Opzione donna” (che comporta penalizzazioni anche del 30-40%) solo le lavoratrici della scuola che, sempre come previsto dalla Legge di bilancio 2023 con almeno 60 anni di età (58 con due figli) e 35 anni di contribuzione, però accessibile solo in presenza di requisiti soggettivi ovvero assistenza ex art. 3 comma 3 legge 5 febbraio 1992 n. 104 oppure riduzione della capacità lavorativa con invalidità civile pari o superiore al 74%.


di ISABELLA CASTAGNA


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