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PRIVACY DURANTE LE ORE DI DAD: INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

Dopo il rapporto di Human Rights Watch ed altri recenti pronunciamenti da diverse autorità garanti, alcuni esponenti politici avanzano richieste a riguardo


A seguito delle polemiche scaturite dopo il rapporto di Human Rights Watch e da recenti pronunciamenti da parte di diverse autorità garanti riguardo l’acquisizione dei dati degli studenti che hanno utilizzato piattaforme per seguire le lezioni in Dad, al fine di essere vendute a terzi per scopi pubblicitari o commerciali, come già comunicato in un nostro precedente articolo, sembra che sia stato monitorato il comportamento di milioni di studenti impegnati nella didattica a distanza dalle app utilizzate nelle ore di connessione per inserirvi annunci pubblicitari e altro.


A causa della pandemia, le istituzioni hanno dovuto organizzare il sistema della didattica a distanza, tralasciando uno degli aspetti più fondamentali relativo all’uso della rete da parte di minori: la privacy.


A tal proposito, a seguito del polverone alzatosi dopo il suddetto rapporto che evidenzia Human Rights Watch, le onorevoli Sarli, Suriano, Ehm e Benedetti (gruppo Misto, Manifesta, Potere al Popolo), hanno presentato un’interrogazione parlamentare, indirizzata al Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, interrogandolo sulle intenzioni del Governo nell’utilizzo delle piattaforme per la Dad.


Le richieste avanzate nell’interrogazione parlamentare sono:


  • se non intenda intraprendere tutte le iniziative di competenza per proteggere i dati personali degli insegnanti, degli studenti, in particolare quelli con bisogni educativi speciali, e delle scuole che ad oggi usano software di grandi gruppi statunitensi;

  • se non valuti, eventualmente, di adottare iniziative, anche di tipo normativo, volte a garantire i dirigenti scolastici di fronte a possibili ricorsi, sanzioni e procedimenti penali conseguenti all'uso di strumenti lesivi della privacy;


  • se intenda fornire alle scuole indicazioni relative all'uso di software libero che utilizzano formati aperti per dati e documenti e che diano garanzie rispetto alla raccolta e all'uso dei dati;


  • se non intenda adottare iniziative affinché i corsi di formazione digitale obbligatori per i docenti siano orientati a diffondere la cultura del software libero, dei formati aperti e della tutela dei dati propri e altrui sulla rete;


  • se non valuti di effettuare una ricognizione nazionale dell'hardware attualmente a disposizione delle scuole, delle reti di scuole, degli uffici scolastici regionali per effettuare un censimento e prevedere, eventualmente, misure sia per la dotazione di hardware sia per la sua manutenzione tecnica.

di CARLO VARALLO


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