ARAN: RIDUZIONE DEI DIRITTI DEI PRECARI, PERMESSI E MALATTIA

Comunicato Anief


Per il rinnovo del contratto non bastava l’ingiustificato fermo dovuto alla scarsità di finanziamenti per produrre aumenti decorsi: a complicare l’approdo alla firma, adesso ci sono anche le proposte irricevibili formulate dall’Aran ai sindacati nel corso dell’ultimo incontro. Affrontando gli aspetti generali del nuovo contratto, l’amministrazione ha infatti presentato alcune novità che rappresenterebbero un ulteriore arretramento dei diritti dei lavoratori: l’Aran ha prospettato, riassume oggi la stampa specializzata, l’impossibilità di ricorrere ad una visita specialistica, esaurite le 18 ore disponibili, in assenza di una patologia; l’eliminazione dell’assenza per malattia retribuita per 9 mesi al 100%, del 90% per i tre mesi successivi e al 50% negli ulteriori sei mesi: l’impossibilità di usufruire delle ferie, se si è superato l’8° mese nell’anno scolastico successivo: la mancata comprensione del viaggio negli otto giorni per la partecipazione a concorsi ed esami. Dulcis in fundo, l’amministrazione, ha espresso la volontà di procedere alla separazione del personale in relazione alla tipologia di contratto adottato, quindi distinguendo tra lavoratori a tempo indeterminato e determinato.

Anief respinge con forza tutte le proposte della parte pubblica. “Invece di andare nella direzione dell’Unione europea e del diritto Ue, che pone come condizione di lavoro imprescindibile la parità di diritti tra dipendenti di ruolo e precari, l’Aran chiede addirittura di separare gli ambiti. Come se non svolgessero lo stesso lavoro. Noi, come Anief, diciamo invece che il nuovo contratto dovrà porre sullo stesso piano i diritti del personale, senza distinzione alcuna rispetto al tipo di contratto sottoscritto. Anche le sentenze, comprese quelle di Lussemburgo, sono orientate in questo senso, a partire dalla Mascolo di qualche anno fa giudicata dalla Corte di giustizia europea e che impone l’applicazione della direttiva Ue 70 del 99 a tutela dei precari, come pure la Cassazione italiana”.

“Piuttosto che seguire strade impossibili, all’Aran abbiamo detto che rispetto al vecchio contratto va citata la Direttiva europea, secondo cui ferie, permessi, malattia, stipendi e posizione giuridica vanno equiparati totalmente quando si parla di personale precario e di ruolo. Le discriminazioni, verso i precari ma anche quelle attuate verso gli amministrativi e tutti gli Ata, ma pure il personale delle altre amministrazioni pubbliche, vanno abbattute. Altro che sancite nero su bianco. Ancora di più perché delle soluzioni come quelle prospettate della parte pubblica - ha concluso il presidente Pacifico – è chiaro che risulterebbero anticostituzionali e quindi impugnabili”.


di CLAUDIO CASTAGNA

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