BELGIO: IL GOVERNO APPROVA LA SETTIMANA LAVORATIVA DI 4 GIORNI

Lo ha stabilito un pacchetto di riforme approvato dal Governo


Un pacchetto di riforme, approvato dal Governo del Belgio, include quello della settimana lavorativa di quattro giorni e il diritto alla disconnessione al termine dell’orario lavorativo previsto.


Prima di essere emanato, il progetto deve essere esaminato dai legislatori federali con una successiva data di entrata in vigore.


L’accordo riguarda principalmente l’equilibrio tra vita professionale e privata.


Le ore lavorative saranno sempre 38, con la possibilità di scelta da parte del lavoratore di condensare il monte ore settimanale in 4 giorni anziché in 5( com’è attualmente) per un periodo di sei mesi.

Dopo si potrà scegliere se continuare così oppure tornare ai tradizionali 5 giorni settimanali.


Il rifiuto da parte dell’azienda di aderire alla richiesta del lavoratore ( ovvero 4 giorni settimanali lavorativi anziché 5) dovrà essere motivata per iscritto.


Associazione belga delle donne leader d’impresa


Beatrice Delfin-Diaz, presidente della suddetta associazione, ha dichiarato che questa riforma, “aiuterà le donne che si trovano a doversi prendere cura dei bambini e dei genitori anziani a mantenere un equilibrio tra lavoro e vita privata, ma andrà anche a beneficio del mercato del lavoro nella sua complessità”.


Diritto alla disconnessione


Riforma di fondamentale importanza che hanno già provato i dipendenti pubblici nel mese di gennaio e che sarà a disposizione di tutti i dipendenti di aziende private con più di 20 dipendenti. A tal proposito, Dermagne ha commentato così;


“Il confine tra lavoro e vita privata sta diventando sempre più poroso. Queste richieste incessanti possono danneggiare la salute fisica e mentale del lavoratore, Addio alle email, alle telefonate e ai messaggi al di fuori dell’orario di lavoro: i dipendenti saranno autorizzati a non rispondere e a ignorarli”.


Progetti simili erano già avvenuti in Spagna e in Islanda, ora anche il Giappone e la Scozia ci stanno pensando.


di CARLO VARALLO


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