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I DIVARI NELLA FILIERA DELL’ISTRUZIONE: DALLA SCUOLA ALL’UNIVERSITÀ

Nel Mezzogiorno il 79% degli alunni della scuola primaria non accede al servizio mensa


Il Rapporto sull’economia del Mezzogiorno è l’opera principale della SVIMEZ e viene pubblicata annualmente dal 1974. Raccoglie i principali indicatori e gli andamenti dell’economia meridionale in numerosi settori chiave: industria, edilizia, terziario, credito, finanza pubblica, istruzione, infrastrutture e trasporti, politiche del lavoro, di coesione, industriali, demografia, mercato del lavoro e popolazione. Ogni anno il Rapporto dedica un’attenzione particolare ad argomenti specifici, che trovano spazio in specifici focus.


Tra i vari argomenti trattati nel rapporto del 2022 prestiamo particolare attenzione al capitolo relativo ai divari nella filiera dell’istruzione: dalla scuola all’Università


  • Scuola


Nel Mezzogiorno, circa 650 mila alunni delle scuole primarie statali (79% del totale) non beneficiano di alcun servizio mensa. In Campania se ne contano 200 mila (87%), in Sicilia 184 mila (88%), in Puglia 100 mila (65%), in Calabria 60 mila (80%). Nel Centro-Nord, gli studenti senza mensa sono 700 mila, il 46% del totale. Circa 550 mila allievi delle scuole primarie del Mezzogiorno (66% del totale) non frequentano scuole dotate di una palestra. Solo la Puglia presenta una buona dotazione di palestre, mentre registrano un netto ritardo la Campania (170 mila allievi privi del servizio, 73% del totale), la Sicilia (170 mila, 81%), la Calabria (65 mila, 83%). Nel Centro-Nord, gli allievi della primaria senza palestra raggiungono il 54%. Analogamente, il 57% degli alunni meridionali della scuola secondaria di secondo grado non ha accesso a una palestra; la stessa percentuale che si registra nella scuola secondaria di primo grado.


Per effetto delle carenze infrastrutturali, solo il 18% degli alunni del Mezzogiorno accede al tempo pieno a scuola, rispetto al 48% del Centro-Nord. La Basilicata (48%) è l’unica regione del Sud con valori prossimi a quelli del Nord. Bassi i valori di Umbria (28%) e Marche (30%), molto bassi quelli di Molise (8%) e Sicilia (10%). Gli allievi della scuola primaria nel Mezzogiorno frequentano mediamente 4 ore di scuola in meno a settimana rispetto a quelli del Centro-Nord. La differenza tra le ultime due regioni (Molise e Sicilia) e le prime due (Lazio e Toscana) è, su base annua, di circa 200 ore. Considerando un ciclo scolastico intero (5 anni), gli alunni di Molise e Sicilia perdono circa 1000 ore che corrisponde a circa il monte ore di un anno di scuola primaria. Analoga la situazione delle altre regioni meridionali con l’eccezione della Basilicata.

Sul fronte della dispersione scolastica, gli ultimi anni hanno visto significativi miglioramenti anche in Italia: da valori vicini al 20% nel 2008 si è passati al 12,7% nel 2021, valore tuttavia ancora lontano rispetto al target di Europa 2020 (10%) e dalla media europea (9,7%). Il Mezzogiorno e, soprattutto, Campania, Calabria e Sicilia, presentano tassi di abbandono più elevati: nel 2021, ultimo anno per cui sono disponibili i dati, gli early leavers meridionali erano il 16,6% a fronte del 10,4% delle regioni del Centro-Nord. Valori più elevati si registrano nel Mezzogiorno sia per i maschi (19,3% a fronte del 12,1% del Centro-Nord), sia per le femmine (13,7% a fronte dell’8,7% del Centro-Nord).


Cosa propone la SVIMEZ. Per quanto riguarda le infrastrutture scolastiche, è auspicabile prevedere un massiccio intervento di modernizzazione degli istituti scolastici del Paese sulla base dell’informazione capillare, istituto per istituto, già a disposizione del Ministero dell’Istruzione. Un miglioramento delle infrastrutture, oltre a garantire una migliore qualità dei servizi per tutti gli allievi e le allieve del Paese, genererebbe effetti positivi moltiplicativi che riguardano, ad esempio, il mercato del lavoro e una migliore capacità di conciliazione lavoro-famiglia. L’accesso competitivo alle risorse PNRR potrebbe tuttavia produrre ulteriori distorsioni e disuguaglianze nel 14 sistema scolastico nazionale. Questo rischio è particolarmente alto tra gli enti locali (tipicamente i Comuni) che non presentano un’adeguata capacità amministrativa per la partecipazione ai bandi PNRR e che non saranno quindi in grado di attrarre risorse volte a migliorare le infrastrutture scolastiche. Per questo la SVIMEZ propone un attento monitoraggio centrale sulla localizzazione geografica della spesa PNRR con l’obiettivo di garantire un servizio scolastico in linea con altri paesi europei in tutte le aree del Paese, al Nord come al Sud.


di VALENTINA ZIN

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